
Johann Zoffany, La Scartocciata, 1779
Complesso Monumentale della Pilotta - Galleria Nazionale
Johann Zoffany, La Scartocciata, 1779
Complesso Monumentale della Pilotta - Galleria Nazionale
Un ironico gioco di parole, ispirato al manoscritto autografo delle "Sonate e Partite" di Johann Sebastian Bach, introduce un viaggio musicale che spazia dai concerti solistici per più violini e oboe d'amore del compositore tedesco fino al celebre concerto per oboe di Alessandro Marcello.
Protagonisti della serata sono Amandine Beyer e l'ensemble Gli Incogniti, da lei fondato nel 2006.
Il nome della formazione si rifà all’Accademia degli Incogniti di Venezia, circolo libertario del XVII secolo il cui spirito di ricerca e sperimentazione anima ancora oggi l'attività del gruppo.
Gli Incogniti
Amandine Beyer, violino solo e direzione
PROGRAMMA:
Johann Sebastian Bach (1685-1750) Concerto in la maggiore per oboe d'amore, archi e basso continuo BWV 1055R
Allegro - Larghetto - Allegro ma non tanto
Johann Sebastian Bach Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043
Vivace - Largo ma non tanto - Allegro
Alessandro Marcello (1683-1747) Concerto in re minore per oboe, archi e basso continuo S.Z 799
Andante e spiccato - Adagio - Presto
Johann Sebastian Bach Concerto in re maggiore per tre violini, archi e basso continuo BWV 1064R
[Allegro] - Adagio - Allegro




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«Chiunque sia chiamato a dirigere il Complesso Monumentale della Pilotta, deve destinare parte non irrilevante delle sue cure al Teatro Farnese, edificato nel 1618, prototipo del teatro barocco e antesignano dei teatri moderni all’italiana.
La sua presenza, al tempo stesso imponente e silenziosa, pone irrimediabilmente una questione precisa: come restituire a questo luogo la sua funzione originaria, nel rispetto della sua identità storica e architettonica. Da questa riflessione ha preso forma il Festival Farnese di Parma.
L’intento è stato quello di riportare la musica nel contesto per il quale il teatro era stato concepito, evitando operazioni di semplice valorizzazione espositiva. Un festival di musica barocca all’interno di un teatro barocco rappresenta, in questo senso, un’esperienza unica: non una ricostruzione o un’interpretazione, ma una coincidenza reale tra spazio, repertorio e funzione.
La definizione del progetto artistico ha richiesto il coinvolgimento di una figura di riconosciuta autorevolezza. La scelta è ricaduta su Fabio Biondi, interprete tra i più significativi nel campo della musica barocca, la cui competenza e sensibilità hanno contribuito a delineare con chiarezza l’identità del festival.
La sua direzione ha garantito un equilibrio tra rigore storico e qualità esecutiva, elementi essenziali per un’iniziativa di questo livello. Il Festival Farnese di Parma si configura dunque come un progetto culturale volto a riattivare un luogo storico attraverso la sua destinazione originaria, mettendo in relazione patrimonio e produzione musicale.
Non si tratta di un semplice calendario di eventi, ma di un percorso che intende valorizzare in modo coerente il Teatro Farnese, restituendolo alla sua dimensione performativa. In questa prospettiva, il festival si propone di offrire al pubblico un’esperienza consapevole, fondata sulla relazione diretta tra musica e spazio, tra ascolto e memoria.
Un modo concreto per riaffermare la vitalità di un luogo che continua a trovare, nel presente, nuove forme di espressione che ogni anno, come il suo festival, si rinnovano.»
«Chiunque sia chiamato a dirigere il Complesso Monumentale della Pilotta, deve destinare parte non irrilevante delle sue cure al Teatro Farnese, edificato nel 1618, prototipo del teatro barocco e antesignano dei teatri moderni all’italiana.
La sua presenza, al tempo stesso imponente e silenziosa, pone irrimediabilmente una questione precisa: come restituire a questo luogo la sua funzione originaria, nel rispetto della sua identità storica e architettonica. Da questa riflessione ha preso forma il Festival Farnese di Parma.
L’intento è stato quello di riportare la musica nel contesto per il quale il teatro era stato concepito, evitando operazioni di semplice valorizzazione espositiva. Un festival di musica barocca all’interno di un teatro barocco rappresenta, in questo senso, un’esperienza unica: non una ricostruzione o un’interpretazione, ma una coincidenza reale tra spazio, repertorio e funzione.
La definizione del progetto artistico ha richiesto il coinvolgimento di una figura di riconosciuta autorevolezza. La scelta è ricaduta su Fabio Biondi, interprete tra i più significativi nel campo della musica barocca, la cui competenza e sensibilità hanno contribuito a delineare con chiarezza l’identità del festival.
La sua direzione ha garantito un equilibrio tra rigore storico e qualità esecutiva, elementi essenziali per un’iniziativa di questo livello. Il Festival Farnese di Parma si configura dunque come un progetto culturale volto a riattivare un luogo storico attraverso la sua destinazione originaria, mettendo in relazione patrimonio e produzione musicale.
Non si tratta di un semplice calendario di eventi, ma di un percorso che intende valorizzare in modo coerente il Teatro Farnese, restituendolo alla sua dimensione performativa. In questa prospettiva, il festival si propone di offrire al pubblico un’esperienza consapevole, fondata sulla relazione diretta tra musica e spazio, tra ascolto e memoria.
Un modo concreto per riaffermare la vitalità di un luogo che continua a trovare, nel presente, nuove forme di espressione che ogni anno, come il suo festival, si rinnovano.»

Simone Verde
Ideatore del Farnese Festival, già Sovrintendente del Complesso Monumentale della Pilotta.
Attuale Sovrintendente delle Gallerie degli Uffizi.
Europa Galante, già protagonista di una significativa attività concertistica e discografica dedicata al repertorio cameristico di Luigi Boccherini, propone in questa occasione due sue sinfonie, pagine orchestrali che riflettono il gusto elegante e raffinato di questo grande compositore.
Europa Galante
Fabio Biondi, violino e direzione
Luigi Boccherini (1743 -1805)
Sinfonia “concertante” in Do maggiore op.10 n.4, G523
Sinfonia n. 4 in re minore, op. 12 G 506 “La casa del diavolo”
Europa Galante, già protagonista di una significativa attività concertistica e discografica dedicata al repertorio cameristico di Luigi Boccherini, propone in questa occasione due sue sinfonie, pagine orchestrali che riflettono il gusto elegante e raffinato di questo grande compositore.
Europa Galante
Fabio Biondi, violino e direzione
Luigi Boccherini (1743 -1805)
Sinfonia “concertante” in Do maggiore op.10 n.4, G523
Sinfonia n. 4 in re minore, op. 12 G 506 “La casa del diavolo”
La Compagnia de Violini è un ensemble fondato dal violinista Alessandro Ciccolini, il cui nome si ispira a un gruppo strumentale attivo nella Parma farnesiana dei primi del Seicento. Il gruppo riunisce ex allievi e docenti del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, che ne costituiscono il nucleo fondatore e condividono attivamente la responsabilità della gestione artistica, organizzativa e della programmazione concertistica. Loro sarà la lettura di pagine di autori originari di Parma che con la Spagna incrociarono i propri destini a ragione delle “vicende geopolitiche” del tempo. Come Fortunato Chelleri (1690 ca-1757), Mauro D’Alay (1687ca-1757) e Girolamo Sertori (1692ca-1772), originario di Parma, che visse in Spagna, nella città di Pamplona, tra il 1758 e il 1760.
La Compagnia dei Violini
Paola Valentina Molinari, soprano
Fortunato Chelleri
Sinfonia dall’Opera L’innocenza difesa dai Numi (1722) (1690 – 1757)
Sinfonia dall’Oratorio Dio sul Sinai (1731)
Introduzione e Fuga in Sol minore per archi Sinfonia in Sib maggiore (Allegro – Adagio con Amore – Presto)
Mauro D’Alay
Concerto in Re maggiore per violino, archi e b.c. op. 1 n. 5 (1687 ca. – 1757) (Allegro – Largo – Allegro)
Concerto in Re minore per 2 violini, archi e b.c. (Allegro – Largo – Allegro)
Girolamo Sertori
Tre Arie da Divertimenti musicali per camera (Pamplona, 1758)
Tortorella
A te do l’ultimo amplesso
Tu mi disprezzi ingrato, da Semiramide riconosciuta
La Compagnia de Violini è un ensemble fondato dal violinista Alessandro Ciccolini, il cui nome si ispira a un gruppo strumentale attivo nella Parma farnesiana dei primi del Seicento. Il gruppo riunisce ex allievi e docenti del Dipartimento di Musica Antica del Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma, che ne costituiscono il nucleo fondatore e condividono attivamente la responsabilità della gestione artistica, organizzativa e della programmazione concertistica. Loro sarà la lettura di pagine di autori originari di Parma che con la Spagna incrociarono i propri destini a ragione delle “vicende geopolitiche” del tempo. Come Fortunato Chelleri (1690 ca-1757), Mauro D’Alay (1687ca-1757) e Girolamo Sertori (1692ca-1772), originario di Parma, che visse in Spagna, nella città di Pamplona, tra il 1758 e il 1760.
La Compagnia dei Violini
Paola Valentina Molinari, soprano
Fortunato Chelleri
Sinfonia dall’Opera L’innocenza difesa dai Numi (1722) (1690 – 1757)
Sinfonia dall’Oratorio Dio sul Sinai (1731)
Introduzione e Fuga in Sol minore per archi Sinfonia in Sib maggiore (Allegro – Adagio con Amore – Presto)
Mauro D’Alay
Concerto in Re maggiore per violino, archi e b.c. op. 1 n. 5 (1687 ca. – 1757) (Allegro – Largo – Allegro)
Concerto in Re minore per 2 violini, archi e b.c. (Allegro – Largo – Allegro)
Girolamo Sertori
Tre Arie da Divertimenti musicali per camera (Pamplona, 1758)
Tortorella
A te do l’ultimo amplesso
Tu mi disprezzi ingrato, da Semiramide riconosciuta
Francesco Rasi, leggendario primo interprete dell’Orfeo monteverdiano e figura cardine del primo Barocco, viene celebrato in un programma che esplora il panorama teatrale del Seicento italiano. Il concerto propone un dialogo vocale tra l’esperienza del baritono Furio Zanasi e il talento emergente di Ferràn Albrich, ripercorrendo le tappe fondamentali del melodramma attraverso le musiche di Rasi e dei suoi contemporanei.
Polifem Consort
Jordi Domènech, direzione
Voci:
Furio Zanasi, baritono
Ferrán Albrich, baritono
Salomone Rossi, Sinfonia prima (dal “Il terzo libro di varie sonate”)
Claudio Monteverdi, “Rosa del ciel” e “Tu sei morta” dall’“Orfeo”
Salomone Rossi, Sinfonia undecima e Duetto Apollo-Orfeo
Claudio Monteverdi, “Interrotte speranze” e “O sia tranquillo”
Francesco Rasi, “Indarno Febo” e “Ahí, fuggitivo ben”
Salomone Rossi, Sinfonia nona (da “Il terzo libro di varie sonate”)
C. Monteverdi & Jordi Domènech, Ricostruzione immaginaria del prologo dell’Arianna Jacopo Peri,
“Nel pur ardor” (da “Euridice”, 1600) Marco da Gagliano,
“Non curi la mia pianta” (da “La Dafne”, 1608) Biagio Marini, La Bemba, Canzone a 2 (da “Affetti musicali”) Sigismondo d’India, “Chi nutrisce” e “Alla guerra”
Francesco Rasi, leggendario primo interprete dell’Orfeo monteverdiano e figura cardine del primo Barocco, viene celebrato in un programma che esplora il panorama teatrale del Seicento italiano. Il concerto propone un dialogo vocale tra l’esperienza del baritono Furio Zanasi e il talento emergente di Ferràn Albrich, ripercorrendo le tappe fondamentali del melodramma attraverso le musiche di Rasi e dei suoi contemporanei.
Polifem Consort
Jordi Domènech, direzione
Voci:
Furio Zanasi, baritono
Ferrán Albrich, baritono
Salomone Rossi, Sinfonia prima (dal “Il terzo libro di varie sonate”)
Claudio Monteverdi, “Rosa del ciel” e “Tu sei morta” dall’“Orfeo”
Salomone Rossi, Sinfonia undecima e Duetto Apollo-Orfeo
Claudio Monteverdi, “Interrotte speranze” e “O sia tranquillo”
Francesco Rasi, “Indarno Febo” e “Ahí, fuggitivo ben”
Salomone Rossi, Sinfonia nona (da “Il terzo libro di varie sonate”)
C. Monteverdi & Jordi Domènech, Ricostruzione immaginaria del prologo dell’Arianna Jacopo Peri,
“Nel pur ardor” (da “Euridice”, 1600) Marco da Gagliano,
“Non curi la mia pianta” (da “La Dafne”, 1608) Biagio Marini, La Bemba, Canzone a 2 (da “Affetti musicali”) Sigismondo d’India, “Chi nutrisce” e “Alla guerra”
Una sorta di ironico gioco di parole – riferimento al titolo del manoscritto autografo delle bachiane Sonate e Partite, Sei Solo a Violino senza Basso accompagnato – introduce un viaggio in musica che accompagna l’uditorio partendo da originali e ricostruzioni di Concerti solistici per più violini (BWV 1043, BWV 1064R), o per oboe d’amore (BWV 1055R) di Johann Sebastian Bach, fino al celeberrimo Concerto per oboe di Alessandro Marcello. Protagonisti, Amandine Beyer, violino e direzione, e Gli Incogniti, ensemble da lei fondato nel 2006, il cui nome prende ispirazione dall’Accademia degli Incogniti, circolo artistico e accademico tra i più attivi e libertari nella Venezia del XVII secolo. Il cui spirito – il gusto per l’ignoto unito a quello per la sperimentazione, la ricerca e la riscoperta – anima tutt’oggi Gli Incogniti.
Gli Incogniti
Amandine Beyer, violino e direzione
Johann Sebastian Bach (1685-1750) Concerto in la maggiore per oboe d’amore, archi e basso continuo BWV 1055R
Johann Sebastian Bach Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043
Alessandro Marcello (1683-1747) Concerto in re minore per oboe, archi e basso continuo S.Z 799
Johann Sebastian Bach Concerto in re maggiore per tre violini, archi e basso continuo BWV 1064R
Una sorta di ironico gioco di parole – riferimento al titolo del manoscritto autografo delle bachiane Sonate e Partite, Sei Solo a Violino senza Basso accompagnato – introduce un viaggio in musica che accompagna l’uditorio partendo da originali e ricostruzioni di Concerti solistici per più violini (BWV 1043, BWV 1064R), o per oboe d’amore (BWV 1055R) di Johann Sebastian Bach, fino al celeberrimo Concerto per oboe di Alessandro Marcello. Protagonisti, Amandine Beyer, violino e direzione, e Gli Incogniti, ensemble da lei fondato nel 2006, il cui nome prende ispirazione dall’Accademia degli Incogniti, circolo artistico e accademico tra i più attivi e libertari nella Venezia del XVII secolo. Il cui spirito – il gusto per l’ignoto unito a quello per la sperimentazione, la ricerca e la riscoperta – anima tutt’oggi Gli Incogniti.
Gli Incogniti
Amandine Beyer, violino e direzione
Johann Sebastian Bach (1685-1750) Concerto in la maggiore per oboe d’amore, archi e basso continuo BWV 1055R
Johann Sebastian Bach Concerto in re minore per due violini, archi e basso continuo BWV 1043
Alessandro Marcello (1683-1747) Concerto in re minore per oboe, archi e basso continuo S.Z 799
Johann Sebastian Bach Concerto in re maggiore per tre violini, archi e basso continuo BWV 1064R
Programma che spazia dalle opere di noti compositori iberici eseguiti nell’ambiente musicale frequentato da Alessandro III Duca di Parma e Piacenza e IV Duca di Castro, durante il suo periodo di reggenza dei Paesi Bassi e dell’Alto Lazio, fino ai maestri del Seicento napoletano. Pagine tratte dal Cancionero de Palacio (antologia di autori vari del XVI secolo, polifonie popolari e di corte a 3 e 4 voci) ed altri compositori, tra cui Antonio de Cabezòn (1510-1566), Diego Ortiz (1510ca-1570ca) e Bernardo Storace (1637ca-1707ca). Le sonorità brillanti del luminoso rinascimento spagnolo e il languore elegante dalla Magna Grecia rivivono nell’interpretazione dell’ensemble vocale e strumentale Allabastrina, sotto la direzione di Elena Sartori.
Allabastrina
Elena Sartori, cantus, clavicembalo, direzione
Programma:
dal Cancionero de Palacio (autori vari, antologia del secolo XVI), polifonie popolari e di corte a 3 e 4 voci
Durandarte, Serrana, Una montanna pasando – Ave color vini, Sedano, La Medina, Badajoz, Muy triste vida, Madrid
Antonio de Cabezòn (1510-1566) Diferencias sobre la Gallarda Milanesa
Bernardo Storace (1537ca-1707ca) Passagaglio
Juan Bautista José Cabanilles (1644-1712), Juan Hidalgo (1614-1685), Diego Ortiz (1510ca-1570ca) Danze strumentali
Programma che spazia dalle opere di noti compositori iberici eseguiti nell’ambiente musicale frequentato da Alessandro III Duca di Parma e Piacenza e IV Duca di Castro, durante il suo periodo di reggenza dei Paesi Bassi e dell’Alto Lazio, fino ai maestri del Seicento napoletano. Pagine tratte dal Cancionero de Palacio (antologia di autori vari del XVI secolo, polifonie popolari e di corte a 3 e 4 voci) ed altri compositori, tra cui Antonio de Cabezòn (1510-1566), Diego Ortiz (1510ca-1570ca) e Bernardo Storace (1637ca-1707ca). Le sonorità brillanti del luminoso rinascimento spagnolo e il languore elegante dalla Magna Grecia rivivono nell’interpretazione dell’ensemble vocale e strumentale Allabastrina, sotto la direzione di Elena Sartori.
Allabastrina
Elena Sartori, cantus, clavicembalo, direzione
Programma:
dal Cancionero de Palacio (autori vari, antologia del secolo XVI), polifonie popolari e di corte a 3 e 4 voci
Durandarte, Serrana, Una montanna pasando – Ave color vini, Sedano, La Medina, Badajoz, Muy triste vida, Madrid
Antonio de Cabezòn (1510-1566) Diferencias sobre la Gallarda Milanesa
Bernardo Storace (1537ca-1707ca) Passagaglio
Juan Bautista José Cabanilles (1644-1712), Juan Hidalgo (1614-1685), Diego Ortiz (1510ca-1570ca) Danze strumentali
Da Novelle esemplari di Miguel de Cervantes
Adattamento di Elisa Ciofini
Musiche di Mauro D’Alay (1687ca-1757)
Creazione in musica per strumenti, attori e attrici, a partire da due racconti di Miguel de Cervantes tratti dalla raccolta Novelle esemplari, adattati da Elisa Ciofini su musiche di Mauro D’Alay. Nel Matrimonio ad inganno, l’alfiere Campuzano vittima di un raggiro matrimoniale racconta al medico di aver sentito due cani parlare, così dalla trascrizione di questo dialogo nasce Il dialogo dei cani, dove il cane Berganza narra all’amico cane Scipione le sue avventure picaresche tra macellai, streghe, zingari, sbirri e mercanti. Lo spettacolo coinvolge Fabio Biondi, al violino, e Paola Poncet, al clavicembalo, insieme all’Ensemble Teatro Due in un’interazione tra la musica di Mauro D’Alay – detto il Maurino, vissuto a Parma tra il 1687 e il 1757, compositore e violinista presso la Cappella Reale di Spagna dal 1725 al 1728 e presso la chiesa di Santa Maria della Steccata di Parma tra il 1729 e il 1739 – e la scrittura straniante, ambigua e divertente di Cervantes.
Ensemble Teatro Due
Fabio Biondi, violino
Paola Poncet, clavicembalo
Da Novelle esemplari di Miguel de Cervantes
Adattamento di Elisa Ciofini
Musiche di Mauro D’Alay (1687ca-1757)
Creazione in musica per strumenti, attori e attrici, a partire da due racconti di Miguel de Cervantes tratti dalla raccolta Novelle esemplari, adattati da Elisa Ciofini su musiche di Mauro D’Alay. Nel Matrimonio ad inganno, l’alfiere Campuzano vittima di un raggiro matrimoniale racconta al medico di aver sentito due cani parlare, così dalla trascrizione di questo dialogo nasce Il dialogo dei cani, dove il cane Berganza narra all’amico cane Scipione le sue avventure picaresche tra macellai, streghe, zingari, sbirri e mercanti. Lo spettacolo coinvolge Fabio Biondi, al violino, e Paola Poncet, al clavicembalo, insieme all’Ensemble Teatro Due in un’interazione tra la musica di Mauro D’Alay – detto il Maurino, vissuto a Parma tra il 1687 e il 1757, compositore e violinista presso la Cappella Reale di Spagna dal 1725 al 1728 e presso la chiesa di Santa Maria della Steccata di Parma tra il 1729 e il 1739 – e la scrittura straniante, ambigua e divertente di Cervantes.
Ensemble Teatro Due
Fabio Biondi, violino
Paola Poncet, clavicembalo
A proporre un programma interamente dedicato al Sei e Settecento spagnolo in musica, l’ensemble MUSIca ALcheMIca, sotto la direzione della violinista Lina Tur Bonet. Un intreccio di raffinatezza colta e vitalità popolare che attraversa le sonorità della Spagna barocca, dalle danze brillanti di autori come Gaspar Sanz, Juan Bautista José Cabanilles alle invenzioni strumentali di Bartolomé de Selma y Salaverde . Accanto a cui si collocano, compositori italiani profondamente legati alla penisola iberica per vita e stile come Falconiero, Scarlatti e Boccherini.
MUSIca ALcheMIca
Lina Tur Bonet, violino e direzione
Programma:
Bartolomé de Selma y Salaverde (1580 – 1640) Sonata Terza
Juan Bautista José Cabanilles (1644 – 1712) Gallardas de primer Tono
Andrea Falconiero (1585/6 – 1656)
Folías
La Soave Melodia e la sua Corrente
Battalla de Barabaso yerno de Zatanás
Gaspar Sanz (1640 – 1710) Canarios
Giovanni Pandolfi Meali (1624 – 1670) La Vinciolina
Domenico Scarlatti (1685 – 1757) Sonata in Re Minore K.90 (Violino e cembalo)
Luigi Boccherini (1743 – 1805) Quinteto G 448
A proporre un programma interamente dedicato al Sei e Settecento spagnolo in musica, l’ensemble MUSIca ALcheMIca, sotto la direzione della violinista Lina Tur Bonet. Un intreccio di raffinatezza colta e vitalità popolare che attraversa le sonorità della Spagna barocca, dalle danze brillanti di autori come Gaspar Sanz, Juan Bautista José Cabanilles alle invenzioni strumentali di Bartolomé de Selma y Salaverde . Accanto a cui si collocano, compositori italiani profondamente legati alla penisola iberica per vita e stile come Falconiero, Scarlatti e Boccherini.
MUSIca ALcheMIca
Lina Tur Bonet, violino e direzione
Programma:
Bartolomé de Selma y Salaverde (1580 – 1640) Sonata Terza
Juan Bautista José Cabanilles (1644 – 1712) Gallardas de primer Tono
Andrea Falconiero (1585/6 – 1656)
Folías
La Soave Melodia e la sua Corrente
Battalla de Barabaso yerno de Zatanás
Gaspar Sanz (1640 – 1710) Canarios
Giovanni Pandolfi Meali (1624 – 1670) La Vinciolina
Domenico Scarlatti (1685 – 1757) Sonata in Re Minore K.90 (Violino e cembalo)
Luigi Boccherini (1743 – 1805) Quinteto G 448
Oratorio “Santa Clotilde” di Francesco Corselli
Nel segno della riscoperta, il Farnese Festival si apre con la prima mondiale in tempi moderni dell’oratorio “Santa Clotilde” di Francesco Corselli. Maestro di cappella alla Steccata di Parma dal 1727 al 1731 al servizio dei Farnese, Corselli compose quest’opera poco prima di trasferirsi alla corte di Madrid, dove avrebbe ricoperto il ruolo di Maestro di Cappella per oltre trent’anni. Santa Clotilde racconta la conversione di Clodoveo I, re dei Franchi, grazie alla fede e alla perseveranza della moglie Clotilde — futura santa e figura cara alla dinastia borbonica. Un crocevia tra Italia e Spagna, tra storia e devozione, in cui la musica di Corselli fonde con rara maestria la drammaticità teatrale e una profonda spiritualità.
Europa Galante
Fabio Biondi, violino e direzione
Voci:
Clotilde – Lucia Cortese
Clodoveo – Giuseppina Bridelli
San Remigio – Vivica Genaux
Aureliano – Luca Tittoto
Coro: Città di Parma – direttore: Simone Campanini
Oratorio “Santa Clotilde” di Francesco Corselli
Nel segno della riscoperta, il Farnese Festival si apre con la prima mondiale in tempi moderni dell’oratorio “Santa Clotilde” di Francesco Corselli. Maestro di cappella alla Steccata di Parma dal 1727 al 1731 al servizio dei Farnese, Corselli compose quest’opera poco prima di trasferirsi alla corte di Madrid, dove avrebbe ricoperto il ruolo di Maestro di Cappella per oltre trent’anni. Santa Clotilde racconta la conversione di Clodoveo I, re dei Franchi, grazie alla fede e alla perseveranza della moglie Clotilde — futura santa e figura cara alla dinastia borbonica. Un crocevia tra Italia e Spagna, tra storia e devozione, in cui la musica di Corselli fonde con rara maestria la drammaticità teatrale e una profonda spiritualità.
Europa Galante
Fabio Biondi, violino e direzione
Voci:
Clotilde – Lucia Cortese
Clodoveo – Giuseppina Bridelli
San Remigio – Vivica Genaux
Aureliano – Luca Tittoto
Coro: Città di Parma – direttore: Simone Campanini
Contrasti
Il programma mette in dialogo due espressioni fondamentali della musica spagnola, lontane nel tempo ma profondamente connesse.
Il percorso affidato ad Alicia Amo attraversa quattro secoli di storia, dal Rinascimento al Novecento, restituendo la ricchezza della tradizione colta spagnola attraverso una vocalità luminosa ed elegante, accompagnata dal liuto e dalla chitarra barocca di Giangiacomo Pinardi.
A questo universo si affianca il flamenco intenso di Miriam Cantero, cantaora dalla voce di velluto, portatrice di una vocalità profonda e autentica, radicata nella tradizione orale. La chitarra di Rodrigo Fernández ne sostiene il canto con forza ritmica e libertà espressiva. Un incontro che rivela contrasti e affinità profonde tra scrittura colta e linguaggio popolare.
Alicia Amo, soprano
Giangiacomo Pinardi, liuto e chitarra barocca
Miriam Cantero, cantaora
Rodrigo Fernández, chitarra flamenca
Il programma mette in dialogo due espressioni fondamentali della musica spagnola, lontane nel tempo ma profondamente connesse.
Il percorso affidato ad Alicia Amo attraversa quattro secoli di storia, dal Rinascimento al Novecento, restituendo la ricchezza della tradizione colta spagnola attraverso una vocalità luminosa ed elegante, accompagnata dal liuto e dalla chitarra barocca di Giangiacomo Pinardi.
A questo universo si affianca il flamenco intenso di Miriam Cantero, cantaora dalla voce di velluto, portatrice di una vocalità profonda e autentica, radicata nella tradizione orale. La chitarra di Rodrigo Fernández ne sostiene il canto con forza ritmica e libertà espressiva. Un incontro che rivela contrasti e affinità profonde tra scrittura colta e linguaggio popolare.
Alicia Amo, soprano
Giangiacomo Pinardi, liuto e chitarra barocca
Miriam Cantero, cantaora
Rodrigo Fernández, chitarra flamenca
